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Primo marzo 2010: lo sciopero degli stranieri per un’Italia un pò diversa

di Mauro Mondello - 01/03/2010
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Primo marzo 2010.
E’una data importante, una data da ricordare.
Oggi è lo sciopero degli stranieri.
Come scrivono gli organizzatori della splendida giornata, “stranieri non tanto dal punto di vista anagrafico, ma perché estranei al clima di razzismo che avvelena l’Italia del presente. Autoctoni e immigrati, uniti nella stessa battaglia di civiltà.”
Per ricordare a tutti quanto sono importanti nel nostro paese, gli stranieri, come lo siamo stati noi importanti, in altri paesi.
Straniero è una parola difficile da pronunciare, oggi, in Italia.
Forse, anzi sicuro, lo è ancora di più parlare di immigrazione, di immigrati.
E allora sarà pure inutile ripeterlo ancora una volta, ma a noi piace ricordare quanto la nostra nazione debba all’immigrazione oggi, alle centinaia di uomini e donne venuti da lontano e che producono il 9,5 % del Pil della nostra agonizzante economia, ai paesi che nel tempo hanno accolto i nostri nonni, i nostri bisnonni, in Germania, in Australia, in Argentina, negli Stati Uniti d’America.

Chissà perchè, si pensa sempre che la storia insegni.
Purtroppo, e lo scopriamo dolorosamente giorno dopo giorno, non è così.
A vessazioni s’aggiungono altre vessazioni, chi è ricco dimentica di esser stato povero, e via dicendo.
Da qualche minuto in molte città italiane il cielo si è colorato di giallo.
Migliaia di palloncini abbandonati al cielo, per testimoniare che c’è pure un’altra Italia, in Italia, che la memoria non l’ha persa, e lo spirito critico, battagliero, neppure.
Sono tutte quelle persone che ripudiano gli atteggiamenti razzisti e intolleranti, che non si scordano da dove vengono, che hanno assistito con gli occhi pieni di rabbia ai respingimenti illegali al largo delle coste siciliane, uomini e donne macellati impunemente in mezzo al mare in nome di un diritto che non esiste, il diritto alla ricchezza esclusiva. Questo siamo diventati: grassi, unti e schifosi, ansiosi di diventare più grassi, più unti e ancora più schifosi.
Ebbene, ci siamo anche noi, in quest’orribile paese che è diventato l’Italia di oggi, e conteremo poco, certo, però qualcuno dovrà pure ascoltarci, soprattutto dovrà sapere che non ci rassegneremo facilmente.
Primo marzo 2010.
Una giornata splendida, una possibilità per tutti di essere un poco diversi, di mettersi alle spalle i pregiudizi e di ricordarsi, finalmente, che i confini geografici non marcano i limiti della nostra umanità, della nostra coscienza.

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