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“If you could say it in words there would be no reason to paint”- Edward Hopper

di Phisoe Teodora Lümler e Rosilio Tondelli - 01/03/2010
hopper-new-york-interior

S’era lì già da un bel pezzo. Poi, su una parete.
Se potessi dirlo con parole, non ci sarebbe ragione di dipingere“.
Come c’avesse letto nel pensiero, la descrizione esatta delle sensazioni.
Risolve tutto, nella maniera più semplice.
La sintesi perfetta delle emozioni via via venute fuori nel corso della visita romana alla mostra di Edward Hopper è racchiusa in questo concetto minimo e travolgente, quasi spaventoso nella dirompenza del suo accompagnarci, del suo stringerci, intorno ai nostri pensamenti.

L’esposizione hopperiana non è soltanto un percorso affascinante nell’arte di uno dei più significativi artisti americani del XX secolo, soprattutto è un’esperienza intima nelle intensità nascoste dello spettatore.
Ci si immerge nella vita, nell’amore, nell’arte di Hopper, in maniera quasi incosciente.
hopper1929railroad sunsetL’abbandono allo scorrere silenzioso dell’installazione è inevitabile.
C’è tutto.
Dal periodo parigino ai dipinti degli anni ‘60, passando per le incisioni e gli acquerelli, mostrando la storia dell’artista, la preparazione del suo lavoro, i dettagli minimi e fascinosi che ne circondano la creazione.
L’esposizione insegna. Insegna Hopper, la sua opera, soprattutto insegna la necessità di mettere in gioco se stessi di fronte a qualsiasi arte.

Il documentario proiettato in una delle sale d’entrata c’introduce in un mondo sconosciuto.
Influenze, stile, critica. Tutti hanno da imparare.
Il cinema emerge come elemento catalizzatore di molte delle opere di Hopper.
Nighthawks e Wim Wenders. House by the Railroad e la casa degli orrori di Psyco.
Ad esempio.

Cosa rimane, dunque?
Senza scalfire le soggettività la mostra della Fondazione Roma svela, anche dolorosamente, ogni angolo nascosto, ogni segreto, ogni equilibrio.
Hopper+-+Summer+interiorIl gusto vorrebbe prendersi licenza, e dire che le opere iniziali, le giovanili, a lui sono piaciute un pò di più. Magnifici paesaggi, e poi i nudi femminili: potenti, lucenti, angoscianti. Si va avanti, verso una fase diversa, come sterile, i dipinti degli anni ‘60, la serie di “American Family Houses”.
Portano con loro una sensazione estrema di isolamento, cattivi pensieri.
Più in là, differenti tipi di Solitudine.
La Solitudine positiva, felice e pensierosa, la ricerca della Solitudine e poi la Solitudine isolata, che porta male e dolore, perchè non è una scelta essere soli.
Eccoci qui dunque, ancora, come all’inizio.
Hopper dipinge emozioni, e questo è ciò che più c’importa.

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