Scendendo nel buco
di Lucio Guadagno - 05/03/2010
Io sono un tossico. La mia vita finirà e rinizierà sulla punta dell’ago.
Oh punta dell’ago, oh giaciglio di lussuriosa decadenza, di ultima estasi; oh ago infetto o pulito, oh ago, che penetri la mia carne fin sotto la vena; penetri la vena arrivando dove il sangue sa di vita, sa di nulla vissuto. Scrivo di sangue e radica di noce, oh rosa, è lo stesso, oh sangue mortale di uomo fatto, di uomo perduto. Dammi Giovanardi, dammi Fini, o Brunetta o qualsivoglia politico, è lo stesso. Ma dammi un politico, dammi il potere e che abbia almeno un buco, con cui rendere anomala questa mia dissidenza. Non riesci a darmi nessuno? Si sono negati tutti? Oh politici senza cultura, antropologicamente finiti. Oh uomini senza gloria! Ma dov’è finita la gloria? E non solo la gloria ma l’intelletto, la ragione, il pensiero puro. Che sciocco che sono; come si può aspirare in qualche modo il pensiero puro da certi uomini? Oh stoltezza senza mezzi ternini, stoltezza senza cultura.
Stringendo il lacciuolo intorno al braccio la carne sa di nulla, o meglio, sa di quasi nulla, è un’ombra. Oh ombra, dammi la ragionevolezza del buco, della mancanza di ossa, di ragione. Ossa e ragione, di questo è fatto l’uomo, ossa e ragione. Quante ossa ha il corpo umano? Trecento, molto meno; ossa e ragione; oh ossa, oh ragione, dammi la vita, o almeno prestamela, me ne servirò in modo compito, senza false aspirazioni.
È questa la vita, oh buco mai fatto, oh buco da venire: è questa la vita; un buco. Gli amici mi chiedono estasi, mi chiedono altri buchi ma è questa la vena, sol questa; ha già troppi buchi; buchi da venire.
Bucami anima audace, bucami. Buca la mia carne molle, buca questa vena infetta di nulla, buca le mie vene senza esclusioni, senza tormento. Rivoglio il mio tormento, la mia percezione animosa e buia, la mia coscienza. Dov’è la mia mia coscienza? È nel buco; un buco che non ho.
Dammi il sospetto, dammi il giaciglio, dammi l’ago e la vita, dammi la vita vera.
Cos’è la verità? Cos’è la ragione? Cos’è l’imbroglio? Ora che lo so ho smesso.
Ardentemente voglio il buco, un buco vero nel quale scivola la ragione e l’intelletto, nel quale cade la parsimonia dell’Io, dell’intelletto. Dammi un buco, oh cultura, dammi me stesso e poi sparirò.
Ho purtroppo un pregiudizio, ho purtroppo un senso di pietà, ho il senso di gioia e di ragione, ho la volontà del buco. Ho qualcosa ma smentisco la sua verità; cos’è la verità? Un buco.
Ridammi l’anima di buco, di giaciglio sul quale prestare qualche ora di oblio, ridammi il senso, buco, ridammi il vuoto. Voglio un buco, lo rivoglio ma ce l’avevevo qui e ora si è chiuso.
Un’ora bucata voglio, senza lascivi tormenti, senza morale; rivoglio la morale del buco, l’infetto bagaglio di nulla. Lasciami nulla; nulla. Lasciami nulla, il che è senza speranza, ma lasciami nulla, o almeno il buco, almeno quello.