En defensa de las pensiones
di Federica Abozzi - 08/03/2010
Più di cinquanta le manifestazioni indette nel Paese iberico a difesa delle pensioni e in opposizione alla riforma del governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero.
L’andamento negativo del mercato azionario registrato dalla Borsa di Madrid e i quattro milioni di disoccupati (con un tasso di disoccupazione del 19%, il doppio della media europea) hanno allertato l’esecutivo spagnolo volgendone l’interesse a una serie d’iniziative per rilanciare l’economia nazionale: promozione del contratto di lavoro parziale (10 punti in meno rispetto al resto dell’Unione Europea), riduzione dell’indennizzo per i licenziamenti e della giornata lavorativa, creazione di un piano straordinario per l’impiego dei giovani fino ai ventiquattro anni. Il pugno di ferro prosegue con tagli per cinquanta miliardi in tre anni per salvare il Paese dalla recessione, che incombe dal 2008, e per ristabilire l’armonia con i mercati sfiduciati dal deficit dell’11,4% del 2009.
Gli animi si accendono, però, all’annuncio dell’innalzamento dell’età pensionabile da sessantacinque a sessantasette anni.
Le più importanti organizzazioni sindacali, vicine al PSOE del Primo ministro, ammoniscono il governo sostenendone l’erroneità dell’azione considerata inutile vista la possibilità di prolungare la vita lavorativa oltre i sessantacinque anni in maniera volontaria e incentivata. I segretari generali dei sindacati Unione General de Trabajadores (Ugt) e di Comisiones Obreras (Ccoo), Candido Mendez e Ignacio Fernandez Toxo hanno lamentato l’imprudenza della scelta, invocando la Commissione del Patto di Toledo (costituita da governo, sindacati, imprenditori e parti sociali nel 1995) e ribadendo la prioritarietà dell’intervento sulla disoccupazione.
Il governo ritiene che l’aumento dell’età pensionabile risponda al disagio del sistema previdenziale che, in base alle stime dell”Instituto Nacional de Estadisticà (INE), tra quarant’anni si confronterà con il 31,9 percento della popolazione con più di sessantaquattro anni (il doppio di quella attuale).
Se a supporto dei provvedimenti di Zapatero accorrono il segretario dell’Ocse, Angel Gurria (“Le pensioni devono essere vincolate alla speranza di vita, oggi di vent’anni superiore a quarant’anni fa”) e il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso (“In assenza di contromisure urgenti la Spagna potrebbe diventare vulnerabile per la zona euro”), il quotidiano El Pais accenna a una frattura sociale evidente.
I cortei sono stati organizzati nelle principali città spagnole.
A Madrid secondo gli organizzatori in 60mila hanno riempito le piazze (solo 9mila per la Questura madrilena) con striscioni talvolta provocatori (“Ho lottato contro il PP e mi ha defraudato ZP”). A Barcellona si parla di una delle più grandi manifestazioni degli ultimi cinque anni con la presenza anche di una ventina di associazioni cittadine (20mila persone per le forze dell’ordine, 50mila secondo i sindacati). Per la testata El Mundo a Valencia e ad Oviedo i partecipanti sono stati 30mila, mentre ad Alicante 14mila.
Il confuso riscontro delle presenze fa riflettere, forse, anche i sindacati sulla necessità di un compromesso che permetta la condivisione delle responsabilità a sostegno della ricostruzione della Spagna. In quest’ottica hanno avanzato una proposta flessibile della pensione che permetta ai singoli di ritardare o anticipare l’età pensionabile dei sessantacinque anni.
Il tavolo negoziale potrebbe aprire a soluzioni condivise.