MUSA: creatività al femminile
di Sara Prandoni - 09/03/2010
E’ solo un breve assaggio di quanto andrà in scena domani al Teatro Studio questo MUSA, progetto di Ariella Vidach e Claudio Prati, coprodotto dal Festival Milano Incontra la Grecia, proposto in una versione ridotta in coincidenza della Giornata della Donna. Non a caso, perché di donne si parla. Di una in particolare, Barbara Strozzi, compositrice e interprete barocca, vera musa ispiratrice per molti artisti dell’epoca. Davanti al caloroso pubblico raccoltosi al DiDstudio, le musiche della Strozzi, ‘corrotte’ a tratti dall’intervento del compositore elettronico Apostolos Loufopoulos, accolgono la splendida voce della mezzosoprano Theodora Baka che prepotentemente irrompe tra le note. Pare un concerto all’inizio, con i danzatori (Annamaria Ajmone, Fabio Liberti e la stessa Vidach) seduti in disparte, educati uditori delle suggestive note evocate dal vivo dall’ensamble Latinitas Nostra. Solo l’occhio di una telecamera, indossata dalla Vidach, che s’intrufola tra le corde del violoncello e i tasti del clavicembalo, proiettando in tempo reale le immagini rubate ai musicisti, ci ricorda che siamo di fronte ad una coreografa che ha fatto del dialogo tra arte e tecnologia il suo biglietto da visita. Ed è proprio un dialogo quello che si consuma in scena: le arie interpretate dai musicisti danno il La alle risposte danzate degli interpreti che mai cedono alla facile tentazione di sottolineare con gesti estetizzanti i virtuosismi musicali. Poetico il momento in cui Ajmone e Liberti danzano, sulle note di E pazzo il mio core, un ‘litigio’ amoroso di rara vitalità e bellezza.
Una cosa certo non manca alla coreografa: la versatilità. La capacità di giocare con la materia che le si presenta, anche quando si tratta di arie antiche che poco sembrano spartire con un’estetica proiettata semmai alla ricerca e alla sperimentazione del nuovo. Gioca Vidach, mescolando passato e presente, trasportando interpreti e pubblico in atmosfere fuori dal tempo. Ma c’è spazio anche per la bruciante attualità, nelle immagini che aprono e chiudono la parte del lavoro presentata (circa metà del progetto complessivo) che mostrano il brutto della nostra contemporaneità, in una carrellata shock di guerre, massacri, disastri naturali, rovina.
Manca ancora la precisione compositiva, vengono meno a tratti la chiarezza e la fluidità nei momenti di transizione e le immagini richiedono di essere ulteriormente distillate per sfuggire il rischio della retorica, ma siamo certi che la platea del Teatro Studio mercoledì 10 potrà godere di un lavoro perfettamente compiuto.