La necessità di riconquistare la nostra dignità di cittadini di un paese democratico
di Mauro Mondello - 10/03/2010
Che poi uno pensa che ci sarà pure un limite.
Perchè ce l’hanno tutti un limite, dice un altro.
Magari c’è chi lo raggiunge prima.
Chi dopo.
Il limite.
Però esiste, diavolo c’è, come concetto ha una sua consistenza.
O no?
Tante, troppe volte, abbiamo scritto e letto di quello che Berlusconi ha detto o scritto (o, ancora peggio e purtroppo, fatto).
E per tutte quelle tante e troppe volte ci siamo trovati nella convinzione che avesse davvero superato il limite (sempre lui) quella volta.
Invece no.
Ed allora, ennesimamente, eccoci qui, a commentare le vicende di un’Italia per la quale gli aggettivi sono terminati, perchè terminate a dire il vero sono pure la pazienza, la ragione, la forza e la speranza di chi nel paese, quello reale (dove il Parlamento si fa in quattro per votare il legittimo impedimento ad ogni costo, dove si mandano a casa i disperati coi respingimenti), ci vive o se ne sente ancora parte, seppure da lontano.
“Hanno bloccato le nostre liste”.
“La sinistra sovietica voleva correre da sola”.
“Colpa di radicali e giudici”.
S’intenda bene: dubbi non ne avevamo, che ormai sappiamo che Lui di errori non ne fa. Mai.
Però, qua e là sogniamo pure noi, e allora a un certo punto avevamo immaginato che, chissà, alla conferenza stampa di oggi Berlusconi arrivasse, si sedesse e nello stupore generale proferisse: “scusateci tutti. Abbiamo fatto una cazzata. Succede, perchè anche quelli bravi, e noi siamo bravi, sbagliano. Acclarato che non avrebbe alcun senso civile e democratico votare senza la presenza di uno dei due partiti più rappresentativi della nazione, vi chiediamo di rinviare la consultazione e di poter ripresentare le liste“.
L’assurdo dell’assurdo è che a noi una cosa così, già solo a leggerla per gioco, ci pare, appunto, assurda.
E questo basta per renderci un pò conto del baratro nel quale siamo sprofondati, la sola idea che un uomo politico possa scusarsi è cancellata, abolita, annichilita.
In Italia, infatti, vige l’infallibilità della politica: da 16 anni almeno.
A tutto ciò non ci possiamo ribellare, non più, non noi almeno, che in un modo o nell’altro, in maniere differenti e spesso opposte, la pensiamo diversamente.
Abbiamo fatto il possibile, e forse pure qualcosa di più.
Ci siamo sorbiti manifestazioni e congressi, dibattiti e tavole rotonde. Abbiamo indossato magliette ed attaccato poster nelle nostre stanze. Ci siamo impegnati in progetti sociali, culturali, socio&culturali. Abbiamo guardato e supportato tutti i programmi tv, tutti i film, tutti i giornali e tutti i libri giusti.
Abbiamo scritto e parlato e dibattuto, a un certo punto siamo pure andati a votare (addirittura!), convinti che un pò, almeno un pò, si sarebbero potute cambiare le cose (ma poi è arrivato Mastella, e non l’avevamo previsto, o forse sì?).
Non è evidentemente bastato ed evidentemente non basterà.
Il punto, infatti, è un altro.
A ribellarsi, a combattere, non dobbiamo più essere noi, ma quella gente che vota il centrodestra e che non voglio, non posso credere, condivida, almeno nella sua parte più grande, una gestione del potere che se non vogliamo azzardarci a definire di regime, è, perlomeno, vagamente dispotica (così non si offende nessuno).
Siamo ben lontani ormai dalla polemica politica, dalla destra e dalla sinistra.
Ad essere attaccate oggi, con continuità sconcertante, sono tutte le istituzioni che si permettano, anche infinitesimalmente, di pensarla in maniera diversa dal governo.
Adesso pure il Tar è “sovietico”. Ancora al povero Tar non era mai successo di attirarsi le ire di S. Aspettiamo il fuoco sul Consiglio di Stato, manca soltanto quello.
Se fosse la mia, di parte politica, a comportarsi così (ammesso che oggi sia possibile individuarla, a sinistra, una parte politica) mi vergognerei, sì mi vergognerei profondamente, di averla votata e di averla difesa, quella gente, e richiederei indietro la mia dignità di cittadino democratico.
Dunque vi domando, persone perbene di questo paese che votate a destra, di fare qualcosa, qualsiasi cosa. Sia pure una cosa di destra.
Sì ecco, fate qualcosa di destra, eccheccazzo, però fatela!
Magari poi scopriamo che si può persino sperare di tornare ad essere un paese normale…
Noi, da oggi, iniziamo lo sciopero della fame. Lo facciamo per protesta contro tutto questo schifo che ci riempie gli occhi, le orecchie, le palle, il naso e la bocca. Lo facciamo per sensibilizzarci, da soli (che lo sappiamo che della nostra fame non gliene frega un granchè a nessuno) sulla necessità di riconquistare, tutti, la dignità di cittadini di un paese democratico che ci spetta.
Vi terremo aggiornati.