Le
Rubriche
di
Nokoss

Chi siamo

“Sergentmagiù ghe rivarem a baita?”.

Io mi sento in qualche modo come Giuanin. Da anni cerco il modo per rivare a baita. Uscire dall’isolamento in cui mi sono conficcato e cercare di mostarrmi, di farmi vedere al di là di quello che appare, trovando il modo per rispondere alla mia personale domanda:”Sergentmagiù ghe riverem a baita?” Mi sono sempre immaginato come un mare in tempesta, le cui onde non avevano la possibilità di stendersi sulla spiaggia per poi ritornare indietro e ripartire. Ora è arrivato il momento di liberare le onde e magari, così, arriveranno anche i delfini a giocare sulle mie creste. Perché è’ guardandomi allo specchio la mattina, dopo aver sorseggiato una tazza di caffè, che il mio sguardo si perde, verso l’indefinito. E’ aspettando il tram delle 8.30, passeggiando, oppure è nella notte, quando non riesco a dormire, che le idee mi vengono a fiumi e nel modo migliore. Sono dentro di me, le sento, e si susseguono l’une alle altre: le orecchie rombano, il cuore impazza. Tutto eccita la mia anima. Le sussurro tra me e me e cerco di tenere a mente quelle che mi piacciono di più. In questo modo, mi abbandono tra le accoglienti braccia di Morfeo.

Il giorno dopo però, non saranno più le stesse idee, ma altre; e non avranno più il sapore del senso originario, ma un altro senso. Alle mie orecchie non sembreranno verità nascoste, rivelate, ma banalità. E allora taccio e non ne parlo più, nè con me stesso, nè con altri. Poi, finalmente, scende di nuovo, profonda, la notte, e, come un meraviglioso demone, le idee si impossessano ancora di me … e così tutte le notti. Al crepuscolo, nel torpore del risveglio mattutino, sono ancora lì. E’ quando fa giorno che soffro. Ed è proprio durante il giorno che mi piacerebbe scrivere qualcosa, per ricordare al mondo che esisto…qualcosa che va oltre al mio semplice respirare l’aria di qualcun altro di fronte a me in metropolitana … qualcosa che possa realmente farmi prendere coscienza che lo spazio che mi è stato assegnato in questo mondo non rappresenta solo il risultato di una serie di combinazioni statistico-biologiche… con l’arrogante convinzione che la sola necessità di scambiare emozioni, di sputarle fuori, per far star meglio se stessi prima che gli altri, e di essere convinti che ci possa essere qualcuno che le riceva, le rielabori e le senta proprie, possa darmi la forza di distinguere la sottile muraglia che separa il vivere dal sopravvivere e l’uomo dall’essere umano.

Il punto è che non basta.

Vedete, c’erano tempi in cui alcuna musica sembrava fosse stata scritta solo per noi. Distante e indipendente, lontana e dissacrante. Poi c’è successo che non abbiamo avuto voglia di rischiare, di prendere in mano le nostre idee, le nostre voci, di unirle, di spingerle lontano, con tutta la forza che c’era. Avremmo dovuto essere spietati, consci, cattivi, determinati, avidi, impavidi, convinti, sereni ed inevitabilmente vincenti. Credo che quando c’è qualcosa dentro me che lotta per uscire fuori, che prova a urlarmi che ho bisogno di fare, che esiste ed ha bisogno di me per essere espressa, perchè è me, è la mia carne, la mia anima, dovrei tirarla fuori e vivere. VIVERE. Abbandonando un attimo verso una speranza. Provare, cercare, correre, tentare. Sempre, sempre, sempre, sempre. Questo e`cio`che voglio fare adesso, qui, niente rinvii o scadenze. Riprendere il mio tempo e andare forte, senza voltarmi. La nostra idea che prende corpo. Un posto dove essere. Essere e basta. Il resto aspetti che di tempo ce ne e`tanto. Silenzio e testa bassa. Qui si comincia. “

Gli
Archivi
di
Nokoss

Cerca nel sito: